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La sua Juventus-Napoli era cominciata la mattina di un giorno di fine luglio, quando ormai il suo passaggio dall’azzurro al bianconero era cosa fatta. Gonzalo Higuain e il Napoli. Gonzalo Higuain e la Juventus. Uno contro l’altro, la squadra che l’ha amato e portato in Italia ad essere quello che è, contro la squadra che l’ha premiato, prelevato pagando a peso d’oro e ora si affida alle sue gesta.
Tutto il peso degli ultimi mesi gli crolla addosso prima del fischio iniziale; entra in campo, lascia i compagni, si lancia verso la panchina che fu la sua. Ad attenderlo un Maurizio Sarri che da mentore e secondo papà si trasforma in avversario: un abbraccio lungo, sentito, sincero. Forse la sua Juventus-Napoli, dopo tanti mesi, era già finita lì.
Allegri lo lancia in coppia con Mandzukic e tra i due è lui la pedina mobile. Non è più quello delle prime gare, visto con Dybala; questo Higuain bianconero 2.0 si lancia all’inseguimento della palla, scende sulla trequarti, dialoga coi centrocampisti. Proprio come sarri gli aveva insegnato lo scorso anno.
Il croato si lancia in avanti, lui arretra e prova a gestire il possesso; Allegri non ha alcun regista a metà campo e il Pipita funge da regista offensivo. La linea difensiva del Napoli, però, lo conosce bene e lo manda spesso in fuorigioco (10′); allora lui cerca di inventare per altri, ma l’apertura per Mandzukic è lunga (18′) e Reina può anticipare il croato.
Khedira lo lancia nello spazio sulla destra, ma Koulibaly lo conosce perfettamente e lo chiude in anticipo (24′), poi corre libero per tutto il primo tempo senza particolari attenzioni. Il franco-senegalese e Chiriches se ne dividono la marcatura, ma l’argentino non fa nulla per essere pericoloso fino all’intervallo.
La Juventus cambia atteggiamento nella ripresa e con i ritmi alti anche la manovra avvolge Higuain. Al 50° è Bonucci a portare avanti i suoi; Higuain guarda l’assistente, poi corre svogliato verso il compagno a festeggiare, timidamente, il vantaggio.
Il match si mette in discesa, qualcosa potrebbe sbloccarsi anche nella sua testa, ma quattro minuti più tardi è l’ex compagno di merende Callejon a freddare tutto lo Juventus Stadium.
Il Pipita capisce che è il momento di agire, sennò finisce con la frittata capovolta al contrario e alla prima occasione non perdona. Reina lo chiude benissimo in uscita (57′), lui si butta all’inseguimento e in pressing della difesa azzurra, costringendo spesso all’errore come con Koulibaly (65′), poi si inventa il diagonale micidiale per il 2-1 che risulterà decisivo.
Il cronometro recita: minuto 71. Alza le mani verso le gradinate in segno di scusa, poi viene sommerso dai compagni. Alla fine, sul suo viso un timido sorriso avrĂ preso il posto della compostezza precedente.
Per il resto dei minuti il Napoli non punge mai, la Juve spesso prova il contropiede, ma lui si abbassa e prova ad imbastire da direttore d’orchestra. Il pubblico bianconero canta “Un giorno all’improvviso”, ma lui neanche se ne accorge. Sull’ultimo sussulto guarda Allegri arrabbiarsi in panchina, ma non ha segni di cedimento. Rocchi assegna
5 minuti di recupero, alla fine corre ad abbracciare compagni ed avversari; tutti tranne Callejon, che non lo saluterĂ .
La corsa con i compagni sotto la gradinata chiude la sua magica serata.
Un po’ di riposo, ora, perché per il ritorno al San Paolo servirà ancora un po’ di tempo. Ma di certo Napoli non l’avrà ancora dimenticato.
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a cura di Gennaro Arpaia (Twitter: @gennarojenius9)
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