Eccezion fatta per Cesena-Napoli dello scorso 6 gennaio che, per il risultato finale maturato, 1-4, può essere considerata un felice caso a parte, il pupillo di Benitez Callejon non trova la via del gol in maglia azzurra dal lontano 1 novembre 2014, quando al San Paolo fu battuta la Roma per 2-0.
Era un Napoli diverso quello, seppur di poco, con problemi sulla fascia mancina, non ancora colmata dall’arrivo di Strinic nel corso del mercato Napoli di gennaio, e riservata al titolare Ghoulam e all’adattato Britos. Soprattutto però quel Napoli aveva ancora Lorenzo Insigne, seppur ancora per poco, dal momento che nella sfida successiva, quella contro la Fiorentina, i tifosi del Napoli lo hanno visto accasciarsi sul prato del Franchi.
Seppur criticato a lungo, il lavoro dell’esterno d’attacco napoletano era fondamentale per la squadra di Benitez. Il suo contributo in difesa infatti è qualcosa che ancora oggi non viene eguagliato neanche dal miglior De Guzman, che in fase di copertura arriva fino al centrocampo, a differenza del suo predecessore, che si spingeva fino a fare il terzino, puntualmente per quasi tutti i 90′ di gioco.
Nonostante dovesse percorrere interamente la fascia però, Lorenzo non faceva mancare il suo apporto in attacco, anche se in fase realizzativa la fatica faceva pagare il proprio scotto, e a beneficiarne erano un po’ tutti, Callejon compreso. I movimenti di Insigne sono qualcosa che sia De Guzman che Mertens non riescono a riprodurre, con il primo che, nel ruolo di esterno, ama correre verso il fondo, e il secondo che si ferma spesso a pochi metri dall’ultima linea del campo, accennando un dribbling prima di crossare o chiedendo un uno-due prima di entrare in area per il tiro.
Di certo ogni giocatore presenta proprie caratteristiche, e l’abitudine di Lorenzo in attacco era quella di frenare all’esterno dell’area di rigore, all’incrocio delle due linee, alzando la testa per poi rientrare verso il centro, a caccia del suo solito tiro a giro, di un’imbeccate interna per Higuain, uno scambio rapido con Hamsik o, ed ecco la differenza principale per Calleti, un lancio al millimetro per l’ex Real, scavalcando la linea difensiva e premiando i suoi soliti inserimenti alle spalle. Ripetendo un movimento del genere per circa 15 volte a gara, è chiaro che le chance dello spagnolo si metterla dentro, sbloccando o chiudendo una gara, aumentino a dismisura.
Certo, al di là di questo, Callejon paga il fatto di dover imitare Lorenzo in fase difensiva sull’altra fascia, aiutando Maggio e in parte anche Albiol, che spesso in questa stagione hanno dimostrato delle carenze. E’ innegabile però che il ritorno di Lorenzo sia qualcosa di molto atteso non soltanto dai tifosi, e poterlo schierare nuovamente sarà forse una delle armi migliori di Benitez per la volata finale.
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